Il Protestantesimo si presenta nel panorama culturale e sociale mondiale come fenomeno pluralista. Il pluralismo cristiano non è espressione di debolezza e di disgregazione, come si potrebbe pensare, bensì è espressione di forza e di vitalità, poiché gli Evangelici (detti anche protestanti) credono nella libertà in Cristo più che nell’ubbidienza al magistero, pagando questa libertà con le crisi, essendo sempre elemento creativo assai più del sottomettersi a una dottrina imposta. tuttavia, in alcuni movimenti evangelici esiste paradossalmente una “cattolicizzazione evangelica”, ossia un’imposizione dottrinale da parte di un “magistero”, al quale è richiesto ubbidienza: le divisioni, sono, in genere, il prezzo della libertà in Cristo, ma anche la conseguenza dolorosa dell’ambizione avida dell’esercizio autoritario di una carica ecclesiastica.

Al di là delle differenze teologiche, le chiese evangeliche condividono un patrimonio comune di fede, ossia l’accettazione di tutta la Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) come l’unica autorità normativa in materia di fede, la centralità di Gesù Cristo, il Salvatore dell’umanità, la Parola preesistente, incarnata, uccisa e resuscitata; la chiesa come comunità di credenti, che si riconoscono uguali fra loro sulla base del sacerdozio universale. I ministeri presenti nella comunità non sono gli indispensabili intermediari di grazia, ma ausilio di vita; l’autonomia di entrambi le istituzioni dello Stato e della chiesa, compendiata nella formula cavouriana “libera chiesa in libero Stato”. Dal punto di vista organizzativo le chiese si distinguono in chiese episcopali, dotate di un’organizzazione più accentrata, a cui fa capo un vescovo, priva della dignità di successione. Di carattere episcopale è prevalentemente la chiesa luterana. Le chiese di tipo presbiteriano invece sono basate sull’autonomia delle comunità locali, che provvedono a eleggere anziani o presbiteri, che curano i servizi della comunità e le rappresentano negli organi centrali. Si tratta di una struttura gerarchica rovesciata, per il cui il potere non va al vertice alla base, bensì dalla base al vertice. La struttura presbiteriana è tipica delle chiese riformate di derivazione calvinista; chiese di tipo congregazionalista, basate sulla assoluta autonomia di ogni comunità. Esse possono dar vita a strutture centrali che le rappresentano, come nel caso delle chiese Battiste. E’ opportuno considerare poi anche alcuni aspetti della terminologia riguardanti la distinzione tra “chiesa” ,”setta”, “protestanti” ed “evangelici”. Premettendo che per gli evangelici il termine “chiesa” ha sempre il significato etimologico di “assemblea” dei credenti (ovvero l’insieme dei veri adoratori in Cristo), tuttavia il termine assume anche un significato istituzionale di organismo aperto, tollerante nei confronti della realtà culturale circostante e delle posizioni altrui. Il termine “setta” designa, invece, un organismo che pretende di possedere esclusivamente la verità, mostrando assoluta intransigenza nel proprio comportamento. Sin qui per quanto riguarda il significato, è però giusto dire che in termini giuridici sono considerate “sette” tutte quelle congregazioni religiose che non sono riconosciute dallo Stato in quanto non hanno richiesto detto riconoscimento. Il termine “setta” usato in ambito di legge non ha una valenza negativa ma oggettiva in quanto la congregazione che non ha cercato il riconoscimento (pratica meramente burocratica che non entra nel merito della bontà della fede praticata) da parte dello Stato si fa appunto “setta”. Molte denominazioni o chiese indipendenti evangeliche non sono interessate a questo “riconoscimento da parte dello Stato” in quanto tutto ciò che va oltre gli obblighi di legge nei confronti dello Stato viene percepito come una inutile contaminazione di tipo legalista, oltre a questo la pratica del riconoscimento ha anche un onere economico che non tutte le realtà evangeliche possono addossarsi. Fino a qualche anno fa le varie chiese e denominazioni erano definite dallo Stato come Enti di Culto, le successive leggi hanno assimilato le vecchie e le nuove chiese e denominazioni nel vasto mondo dell’associazionismo. Per quanto riguarda il termine “protestante” o “evangelico”, essi sono sinonimi ed intercambiabili. Il termine protestante ha una valenza apparentemente negativa invece il suo significato è quello di manifestare, divulgare l’Evangelo, dunque nulla ha a che vedere con la contrarietà che pure può esprimere il termine “protestare”. Il termine “protestante” è legato storicamente alla Riforma del 16° secolo, mentre il termine “evangelico” ha un riferimento storico-biblico, ricondotto all’esperienza delle comunità cristiane primitive da parte di questi movimenti sorti prima, durante e dopo la Riforma e che vengono definiti movimenti di Risveglio.